The Project Gutenberg EBook of La mort de Csar, by Voltaire

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Title: La mort de Csar

Author: Voltaire

Release Date: May 9, 2005 [EBook #15804]

Language: French

Character set encoding: ISO-8859-1

*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA MORT DE CSAR ***




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                                  LA MORT
                                 DE CESAR

                                _TRAGEDIE_.


LETTERA
_DEL SIGNOR_
CONTE ALGAROTTI
_AL SIGNORE_
ABATE FRANCHINI

_Inviato del Gran Duca di Toscana  Parigi_

Io non so per che cagione cotesti Signori si abbiano a maravigliar tanto
che io mi sia per alcune settimane ritirato alla campagna, e in un
angolo di una Provincia come e' dicono. Ella n che non se ne maraviglia
punto; la qual pur sa  che fine io mi vada cercando varj paesi, e quali
cose io m'abbia potuto trovare in questa Campagna. Qui lungi dal tumulto
di Parigi vi si gode una vita condita d piaceri della mente; e ben si
pu dire che a queste cene non manca n _Lambert_ n _Moliere_. Io
do l'ultima mano  miei _Dialoghi_, i quali han trovata molta grazia
innanzi gli occhi cos della bella _Emilia_, come del dotto _Voltaire_;
 quasi direi allo specchio di essi io v studiando i bei modi della
culta conversazione che vorrei pur transferire nella mia Operetta. Ma
che dira ella se dal fondo di questa Provincia io le mander cosa che
dovriano pur tanto desiderare cotesti Signori _inter beat sumum & opes
strepitumque Rom_? Questa si  il _Cesare_ del nostro _Voltaire_ non
alterato o manco, ma quale  uscito delle mani dell' Autore suo. Io non
dubito che ella non sia per prendere, in leggendo questa Tragedia, un
piacer grandissimo; e credo che anch'ella vi ravviser dentro un nuovo
genere di perfezione  che si pu recare il Teatro Tragico Francese.
Bench un gran paradosso parr cotesto a coloro che credono spenta la
fortuna di quello insieme con _Cornelio_ e _Racine_, e nulla sanno
immaginare sopra le costoro produzioni. Ma certo niente pareva, non
sono ancora molti anni passati, che si avesse a desiderare nella Musica
vocale dopo _Scarlatti_, o nella strumentale dopo _Corelli_. Pur
nondimeno il _Marcello_ e il _Tartini_ ne han fatto sentire che vi avea
cos nell'una come nell'altra alcun termine pi l. Intantoch egli pare
non accorgersi l'uomo de' luoghi che rimangono ancora vacui nelle Arti
se non dopo occupati. Cos interverr nel Theatro; e la Morte di _Giulio
Cesare_ mostrer _nescio quid majus quanto_ al genere delle Tragedie
Francesi. Che se la Tragedia, a distinzione della Commedia, 
la imitazione di un'azione che abbia in se del terribile e del
compassionevole,  facile  vedere, quanto questa che non  intorno  un
matrimonio o  un amoretto, ma che  intorno  un fatto atrocissimo e
alla pi gran rivoluzione che sia avvenuta nel pi grande imperio del
mundo,  facile dico  vedere quanto ella venga ad essere pi distinta
dalla Commedia delle altre Tragedie Francesi, e monti dir cos sopra un
coturno pi alto di quelle. Ma non  gi per tutto ci che io credo che
i pi non sieno per sentirla altrimenti. Non fa mestieri aver veduto
_mores hominum multorum & urbes_ per sapere che i pi bei ragionamenti
del mondo se ne vanno quasi sempre con la peggio quando egli hanno 
combattere contra le opinioni radicate dall'usanza e dall'autorit di
quel sesso, il cui imperio si stende fino alle Provincie scientifiche.
L'Amore che  Signor dispotico delle scene Francesi vorr difficilmente
comportare, che altre passioni vogliano partire il regno con esso lui;
e non s come una Tragedia dove non entran donne, tutta sentimenti di
libert e pratiche di politica, potr piacere l dove odono _Mitridate_
fare il galante sul punto di muovere il campo verso Roma, e dove odono
_Cesare_ medesimo che novello _Orlando_ si vanta di aver fatto giostra
con _Pompeo_ in Farsaglia per i belli occhi di _Cleopatra_. E forse che
il _Cesare_ del _Voltaire_ potr correre la medesima fortuna  Parigi
che _Temistocle_, _Alcibiade_ e quegli altri grandi uomini della Grecia
corsero in Atene; i quali erano ammirati da tutta la Terra e sbanditi 
un tempo medesimo della patria loro.

Come sia, il _Voltaire_ ha preso in questa Tragedia ad imitare la
severit del Teatro Inglese, e segnatamente _SaKespeare_ uno de' loro
Poeti, in cui dicesi, e non  torto, che vi sono errori innumerabili e
pensieri inimitabili, _faults innumerable and thoughts inimitable_.
Del che il suo _Cesare_ medesimo ne f pienissima fede. E ben ella pu
credere che il nostro Poeta ha fatto quell'uso di _Sakespeare_ che
_Virgilio_ faceva di _Ennio_. Egli ha espresso in Francese le due scene
ultime della Tragedia Inglese, le quali, toltone alcune mende, sono come
quelle due di _Burro_ e di _Narciso_ con _Nerone_ nel _Britannico_, due
specchi cio di eloquenza nel persuadere altrui le cose le pi contrarie
tra loro sullo stesso argomento. Ma chi sa se anche da questo lato,
voglio dire a cagion della imitazione di _SaKespeare_, questa Tragedia
non sia per piacere meno che non si vorrebbe? A niuno  nascosto come la
Francia e l'Inghilterra sono rivali nella Politica, nel Commercio, nella
gloria delle armi e delle lettere.

_Littora littoribus contraria fluctibus und_

E si potrebbe dare il caso la Poesia Inglese fosse accolta a parigi allo
stesso modo della Filosofia che  stata loro recata dal medesimo paese.
Ma certo dovranno sapere i Francesi non picciolo grado  chi  venuto ad
arricchire in certa maniera il loro Parnasso di una sorgente novella.
Tanto pi che grandissima  la discrezione con che ad imitare gl'Inglesi
s' fatto il nostro Poeta, come colui che ha trasportato nel Teatro di
Francia la severit delle loro Tragedie senza la ferocita. Nella quale
idea d'imitazioni egli ha di gran lunga superato _Addissono_, il quale
nel suo _Catone_ ha mostrato a' suoi non tanto la regolarit del Teatro
Francese quanto la importunit degli amori di quello. E con ci egli 
venuto  corrompere uno de' pochissimi Drammi moderni, in cui lo stile
sia veramente tragico, e in cui i Romani parlino Latino,  dir cos, e
non Spagnuolo.

Ma un romore senza dubbio grandissimo ella sentir levarsi contro 
questa Tragedia, perch ella sia di tre Atti solamente. _Aristotile_
egli  il vero, parlando nella Poetica della lunghzza dell' azione
teatrale non si spiega cos chiaramente sopra questa tal divisione in
cinque Atti, ma ognuno sa quei versi della Poetica Latina:

_Neve minor neu sit quinto productior actu
Fabula quae posci vult & spectata reponi._

Il qual precetto da _Orazio_ per la Commedia egualmente che per la
Tragedia. Ma se pur vi ha delle Commedie di _Moliere_ di tr Atti e non
pi, e che ci non ostante son tenute buone, non so perch non vi possa
ancora essere una buona Tragedia che sia di tre Atti, e non di cinque.

_------------------Quid autem
Ccilio Plautoque dabit Romanus ademptum
Virgilio Varioque?_

E forse che sarebbe per lo migliore se la maggior parte delle Tragedie
di oggid si riducessero a tr Atti solamente; dacch si vede che per
aggiungere i cinque, il pi degli Autori sono pur stati costretti ad
appiccarvi degli Episodi, i quali allungano il componimento e ne sceman
l'effetto, snervando come fanno l'azione principale. E il _Racine_
medesimo per somiglianti ragioni compose gia l'_Ester_ di tre Atti e
non pi. Che se i Greci nelle loro Tragedie bench semplicissime
furono religiosi osservatori della divisione in cinque Atti,  da far
considerazione, oltre che per lo pi gli Atti sono anzi brevi che n,
che il coro vi occupa una grandissima parte del Dramma.

Io non so se quivi io bene m'apponga; questo so certo che mi giova
parlare di Poesia con esso lei che ne potrebbe esser maestro come ella
ne  talora leggiadrissimo artefice. _Pollio & ipse facit nova carmina._
Sicch ella bien sapr scorgere la bellezza di questa Tragedia, molti
versi della quale hanno di gia occupato un luogo nella mia memoria, e vi
risuonan dentro in maniera che io non gli potrei far tacere. E pigliando
principalmente ad esaminare la costituzione della favola, ella potr
meglio giudicare di chichesia se il _Voltaire_ siccome ha aperto tra'
suoi una nuova carriera cos ancora ne sia giunto alla met. Ma che non
vien ella medesima  Cirey  communicarci le dotte sui riflessioni? ora
massimamente che ne assicurano essere per la pace gi segnata composte
le cose di Europa. Niente allora qu mancherebbe al desiderio mio, e
 niuno potrebbe parer nuovo in Parigi che io mi rimanessi in una
Provincia.

_Cirey 12. Octobre 1735._




_ACTEURS._

JULES-CESAR, Dictateur.
MARC-ANTOINE, Consul.
JUNIUS BRUTUS, Prteur.
CASSIUS,    }
CIMBER,     }
DECIMUS,    } Snateurs.
DOLABELLA,  }
CASCA       }
Les Romains.
Licteurs.

_La Scne est  Rome au Capitole._


                  LA MORT
                  DE CESAR

                  TRAGEDIE.



                ACTE PREMIER.


                   SCENE I.

                CESAR, ANTOINE.


ANTOINE.

Cesar, tu vas rgner; voici le jour auguste,
O le peuple Romain, pour toi toujours injuste
Chang par tes vertus, va reconnatre en toi
Son vainqueur, son appui, son vengeur, & son Roi.
Antoine, tu le fais, ne connat point l'envie.
J'ai chri plus que toi la gloire de ta vie;
J'ai prpar la chane o tu mets les Romains,
Content d'tre sous toi le second des humains,
Plus fier de t'attacher ce nouveau Diadme,
Plus grand de te servir que de rgner moi-mme.
Quoi! tu ne me rpons que par de longs soupirs!
Ta grandeur fait ma joie, & fait tes dplaisirs!
Roi de Rome & du Monde, est-ce  toi de te plaindre?
Cesar peut-il gmir, ou Cesar peut-il craindre?
Qui peut  ta grande me inspirer la terreur?

CESAR.

L'amiti, cher Antoine; il faut t'ouvrir mon coeur.
Tu sais que je te quitte, & le destin m'ordonne
De porter nos drapeaux aux champs de Babylone.
Je pars, & vai venger sur le Parthe inhumain
La honte de Crassus & du peuple Romain.
L'aigle des lgions, que je retiens encore,
Demande  s'envoler vers les mers du Bosphore;
Et mes braves soldats n'attendent pour signal,
Que de revoir mon front ceint du bandeau royal.
Peut-tre avec raison Cesar peut entreprendre
D'attaquer un pays qu'a soumis Alexandre.
Peut-tre les Gaulois, Pompe & les Romains,
Valent bien les Persans subjugus par ses mains.
J'ose au moins le penser; & ton ami se flate
Que le vainqueur du Rhin peut l'tre de l'Euphrate.
Mais cet espoir m'anime, & ne m'aveugle pas.
Le sort peut se lasser de marcher sur mes pas:
La plus haute sagesse en est souvent trompe;
Il peut quitter Cesar, ayant trahi Pompe;
Et dans les factions, comme dans les combats,
Du triomphe  la chute il n'est souvent qu'un pas.
J'ai servi, command, vaincu, quarante annes;
Du Monde entre mes mains j'ai vu les destines;
Et j'ai toujours connu qu'en chaque venement
le destin des Etats dpendait d'un moment.
Quoi qu'il puisse arriver, mon coeur n'a rien  craindre;
Je vaincrai sans orgueuil, ou mourrai sans me plaindre.
Mais j'exige en partant, de ta tendre amiti,
Qu'Antoine  mes enfans soit pour jamais li;
Que Rome par mes mains dfendu & conquise,
que la Terre  mes fils, comme  toi, soit soumise;
Et qu'emportant d'ici le grand titre de Roi,
Mon sang & mon ami le prennent aprs moi.
Je te laisse aujourdhui ma volont dernire.
Antoine,  mes enfans il faut servir de pre.
Je ne veux point de toi demander des sermens,
De la foi des humains sacrs & vains garans;
Ta promesse suffit, & je la crois plus pure
Que les autels des Dieux entours du parjure.

ANTOINE.

C'est dj pour Antoine une assez dure loi,
Que tu cherches la guerre & le trpas sans moi,
Et que ton intrt m'attache  l'Italie,
Quand la gloire t'appelle aux bornes de l'Asie.
Je m'afflige encor plus de voir que ton grand coeur
Doute de sa fortune, & prsage un malheur:
Mais je ne comprens point ta bont qui m'outrage,
Cesar, que me dis-tu, de tes fils, de partage?
Tu n'as de fils qu'Octave, & nulle adoption
N'a d'un autre Cesar appuy ta maison.

CESAR.

Il n'est plus tems, ami, de cacher l'amertume,
Dont mon coeur paternel en secret se consume.
Octave n'est mon sang qu' la faveur des lois:
Je l'ai nomm Cesar, il est fils de mon choix,
Le destin, (dois je dire, ou propice, ou svre?)
D'un vritable fils en effet m'a fait pre,
D'un fils que je chris, mais qui pour mon malheur,
A ma tendre amiti rpond avec horreur.

ANTOINE.

Et quel est cet enfant: Quel ingrat peut-il tre,
Si peu digne du sang dont les Dieux l'ont fait natre?

CESAR.

Ecoute: Tu connais ce malheureux Brutus,
Dont Caton cultiva les farouches vertus,
De nos antiques lois ce dfenseur austre,
Ce rigide ennemi du pouvoir arbitraire,
Qui toujours contre moi, les armes  la main,
De tous mes ennemis a suivi le destin;
Qui fut mon prisonnier aux champs de Thessalie;
A qui j'ai malgr lui sauv deux fois la vie,
N, nourri loin de moi chez mes fiers ennemis.

ANTOINE.

Brutus! il se pourrait...

CESAR

                    Ne m'en crois pas. Tien, lis.

ANTOINE.

Dieux! la soeur de Caton, la fire Servilie!

CESAR.

Par un hymen secret elle me fut unie.
Ce farouche Caton, dans nos premiers dbats,
La fit presqu' mes yeux passer en d'autres bras:
Mais le jour qui forma ce second hymne,
De son nouvel poux trancha la destine.
Sous le nom de Brutus mon fils fut lev.
Pour me har,  Ciel! tait-il reserv?
Mais lis: tu sauras tout par cet crit funeste.

ANTOINE. _Il lit_

_Cesar, je vais mourir. La colre cleste
Va finir  la fois ma vie & mon amour.
Souvien-toi qu' Brutus Cesar donna le jour.
Adieu. Puisse ce fils prouver pour son pre
L'amiti qu'en mourant te conservait sa mre!
                                   (Servilie)
Quoi! faut il que du sort la tyrannique loi,
Cesar, te donne un fils si peu semblable  toi?

CESAR.

Il a d'autres vertus; son superbe courage
Flate en secret le mien, mme alors qu'il l'outrage.
Il m'irrite, il me plat. Son coeur indpendant
Sur mes sens tonns prend un fier ascendant.
Sa fermet m'impose, & je l'excuse mme,
De condamner en moi l'autorit suprme.
Soit qu'tant homme & pre, un charme sducteur,
L'excusant  mes yeux, me trompe en sa faveur;
Soit qu'tant n Romain, la voix de ma patrie
Me parle malgr moi contre ma tyrannie;
Et que la libert que je viens d'opprimer,
Plus forte encor que moi, me condamne  l'aimer.
Te dirai-j encor plus? Si Brutus me doit l'tre,
S'il est fils de Cesar, il doit har un Matre.
J'ai pens comme lui, ds mes plus jeunes ans;
J'ai dtest Sylla, j'ai ha les Tyrans.
J'eusse t Citoyen, si l'orgueilleux Pompe
N'eut voulu m'opprimer sous sa gloire usurpe.
N fier, ambitieux, mais n pour les vertus,
Si je n'tais Cesar, j'aurais t Brutus.
Tout homme  son tat doit plier son courage.
Brutus tiendra bientt un diffrent langage,
Quand il aura connu de quel sang il est n.
Croi-moi, le Diadme  son front destin,
Adoucira dans lui sa rudesse importune;
Il changera de moeurs, en changeant de fortune.
La nature, le sang, mes bienfaits, tes avis,
Le devoir, l'intrt, tout me rendra mon fils.

ANTOINE.

J'en doute. Je connais sa fermet farouche:
La secte dont il est n'admet rien qui la touche.
Cette secte intraitable, & qui fait vanit,
D'endurcir les esprits contre l'humanit,
Qui dompte & foule aux pieds la Nature irrite,
Parle seule  Brutus, & seule est coute.
Ces prjugs affreux, qu'ils appellent devoir,
Ont sur ces coeurs de bronze un absolu pouvoir.
Caton mme, Caton, ce malheureux Stoque,
Ce Hros forcen, la victime d'Utique,
Qui fuyant un pardon qui l'et humili,
Prfra la mort mme  ta tendre amiti;
Caton fut moins altier, moins dur, & moins  craindre,
Que l'ingrat qu' t'aimer ta bont veut contraindre.

CESAR

Cher ami, de quels coups tu viens de me frapper!
Que m'as-tu dit?

ANTOINE.

                 Je t'aime, & ne te puis tromper.

CESAR.

Le tems amollit tout.

ANTOINE.

                       Mon coeur en dsespre.

CESAR.

Quoi, sa haine!...

ANTOINE.

                 Croi-moi.

CESAR.

                             N'importe; je suis pre.
J'ai chri, j'ai sauv mes plus grands ennemis:
Je veux me faire aimer de Rome & de mon fils;
Et conqurant des coeurs vaincus par ma clmence,
Voir la Terre & Brutus adorer ma puissance.
C'eft  toi de m'aider dans de si grands desseins:
Tu m'a prt ton bras, pour dompter les humains;
Dompte aujourdhui Brutus, adouci son courage!
Prpare par degrs cette vertu sauvage
Au secret important qu'il lui faut rvler,
Et dont mon coeur encor hsite  lui parler.

ANTOINE.

Je ferai tout pour toi; mais j'ai peu d'esprance.



                    SCENE II.

           CESAR, ANTOINE, DOLABELLA.


DOLABELLA.

Cesar, les Snateurs attendent audience;
A ton ordre suprme il se rendent ici.

CESAR.

Ils ont tard long-tems,... Qu'ils entrent.

ANTOINE.

Les voici.
Que je lis sur leur front de dpit & de haine!



                    SCENE III.

CESAR, ANTOINE, BRUTUS, CASSIUS, CIMBER, DECIMUS,
           CINNA, CASCA, &c. Licteurs.


CESAR _assis_.

Venez, dignes soutiens de la grandeur Romaine,
Compagnons de Cesar. Approchez, Cassius
Cimber, Cinna, Dcime, & toi mon cher Brutus.
Enfin voici le tems, si le Ciel me seconde,
O je vais achever la conqute du Monde,
Et voir dans l'Orient le Trne de Cyrus
Satisfaire, en tombant, aux mnes de Crassus.
Il est tems d'ajoter, par le droit de la guerre,
Ce qui manque aux Romains des trois parts de la Terre.
Tout est prt, tout prv pour ce vaste dessein:
L'Euphrate attend Cesar, & je pars ds demain.
Brutus & Cassius me suivront en Asie:
Antoine retiendra la Gaule & l'Italie.
De la Mer Atlantique, & des bords du Btis,
Cimber gouvernera les Rois assujettis.
Je donne  Dcimus la Grce & la Lycie,
A Marcellus le Pont,  Casca la Syrie.
Ayant ainsi rgl le sort des Nations,
Et laissant Rome heureuse & sans divisions,
Il ne reste au Snat, qu' juger sous quel titre
De Rome & des humains je dois tre l'arbitre.
Sylla fut honor du nom de Dictateur,
Marius fut Consul, & Pompe Empereur.
J'ai vaincu le dernier; & c'est assez vous dire,
Qu'il faut un nouveau nom pour un nouvel Empire;
Un nom plus grand, plus saint, moins sujet aux revers,
Autrefois craint dans Rome, & cher  l'Univers.
Un bruit trop confirm se rpand sur la Terre,
Qu'en vain Rome aux Persans ose faire la guerre;
Qu'un Roi seul peut les vaincre & leur donner la loi:
Cesar va l'entreprendre, & Cesar n'est pas Roi.
Il n'est qu'un Citoyen fameux pour ses services,
Qui peut du peuple encor essuyer les caprices...
Romains, vous m'entendez, vous savez mon espoir,
Songez  mes bienfaits, songez  mon pouvoir.

CIMBER.

Cesar, il faut parler. Ces Sceptres, ces Couronnes,
Ce fruit de nos travaux, l'Univers que tu donnes,
Seraient aux yeux du Peuple, & du Snat jaloux,
Un outrage  l'Etat, plus qu'un bienfait pour nous.
Marius, ni Sylla, ni Carbon ni Pompe,
dans leur autorit sur le peuple usurpe,
N'ont jamais prtendu disposer  leur choix
Des conqutes de Rome, & nous parler en Rois.
Cesar, nous attendions de ta clmence auguste
Un don plus prcieux, une faveur plus juste,
Au-dessus des Etats donns pas ta bont...

CESAR.

Qu'oses-tu demander, Cimber?

CIMBER.

                             La libert.

CASSIUS.

Tu nous l'avais promise; & tu juras toi-mme
D'abolir pour jamais l'autorit suprme.
Et je croyais toucher  ce moment heureux,
O le vainqueur du Monde allait combler nos voeux.
Fumante de son sang, captive, dsole,
Rome dans cet espoir renaissoit console.
Avant que d'tre  toi nous sommes ses enfans;
Je songe  ton pouvoir; mais songe  tes sermens.

BRUTUS.

Oui, que Cesar soit grand: mais que Rome soit libre
Dieux! matresse de l'Inde, esclave au bord du Tibre!
Qu'importe que son nom commande  l'Univers?
Et qu'on l'appelle Reine, alors qu'elle est aux fers?
Qu'importe  ma patrie, aux Romains que tu braves,
D'apprendre que Cesar a de nouveaux esclaves?
Les Persans ne sont pas nos plus fiers ennemis;
Il en est de plus grands. Je n'ai point d'autre avis.

CESAR.

Et toi, Brutus, aussi?

ANTOINE _ Cesar_.

Tu connais leur audace:
Voi si ces coeurs ingrats sont dignes de leur grace.

CESAR.

Ainsi vous voulez donc, dans vos tmrits,
Tenter ma patience, & lasser mes bonts?
Vous qui m'appartenez par le droit de l'pe,
Rampans sous Marius, esclaves de Pompe;
Vous qui ne respirez qu'autant que mon courroux
Retenu trop long-tems s'est arrt sur vous:
Rpublicains ingrats, qu'enhardit ma clmence,
Vous qui devant Sylla, garderiez le silence;
Vous que ma bont seule invite  m'outrager,
Sans craindre que Cesar s'abaisse  se venger.
Voil ce qui vous donne une me assez hardie,
Pour oser me parler de Rome & de patrie,
Pour affecter ici cette illustre hauteur,
Et ces grands sentimens devant votre vainqueur.
Il les fallait avoir aux plaines de Pharsale.
La fortune entre nous devient trop ingale.
Si vous n'avez s vaincre, apprenez  servir.

BRUTUS.

Cesar, aucun de nous n'apprendra qu' mourir.
Nul ne m'en dsavou, & nul en Thessalie
N'abaissa son courage  demander la vie.
Tu nous laissas le jour, mais pour nous avilir:
Et nous le dtestons, s'il te faut obr,
Cesar, qu' ta colre aucun de nous n'chappe:
Commence ici par moi; si tu veux rgner, frappe.

CESAR.

Ecoute... vous sortez.
          (Les Snateurs sortent.)
                      Brutus m'ose offenser!
Mais sais-tu de quels traits tu viens de me percer?
Va, Cesar est bien loin d'en vouloir  ta vie.
Laisse-l du Snat l'indiscrte furie.
Demeure. C'est toi seul qui peux me dsarmer.
Demeure. C'est toi seul que Cesar veut aimer.

BRUTUS.

Tout mon sang est  toi, si tu tiens ta promesse.
Si tu n'es qu'un Tyran, j'abhorre ta tendresse;
Et je ne peux rester avec Antoine & toi,
Puisqu'il n'est plus Romain, & qu'il demande un Roi.



                      SCENE IV.

                   CESAR, ANTOINE.

ANTOINE.

Eh bien, t'ai-je tromp? Crois-tu que la nature
Puisse amolir une me, & si fire, & si dure?
Laisse, laisse  jamais dans son obscurit
Ce secret malheureux qui pse  ta bont.
Que de Rome, s'il veut, il dplore la chute;
Mais qu'il ignore au moins quel sang il perscute.
Il ne mrite pas de te devoir le jour.
Ingrat  tes bonts, ingrat  ton amour,
Renonce-le pour fils.

CESAR.

                     Je ne le puis: je l'aime.

ANTOINE.

Ah! cesse donc d'aimer l'orgueil du Diadme:
Descen donc de ce rang, o je te vois mont;
La bont convient mal  ton autorit;
De ta grandeur naissante elle dtruit l'ouvrage.
Quoi! Rome est sous tes loix, & Cassius t'outrage!
Quoi Cimber! quoi Cinna! ces obscurs Snateurs,
Aux yeux du Roi du Monde affectent ces hauteurs!
Ils bravent ta puissance, & ces vaincus respirent!

CESAR

Ils sont ns mes gaux; mes armes les vainquirent;
Et trop au-dessus d'eux, je leur puis pardonner
De frmir sous le joug que je veux leur donner.

ANTOINE.

Marius de leur sang et t moins avare.
Sylla les et punis.

CESAR.

                      Sylla fut un barbare,
Il n'a su qu'opprimer. Le meurtre & la fureur
Faisaient sa politique, ainsi que sa grandeur.
Il a gouvern Rome au milieu des supplices;
Il en tait l'effroi, j'en serai les dlices.
Je sai quel est le peuple, on le change en un jour;
Il prodigue aisment sa haine & son amour;
Si ma grandeur l'aigrit, ma clmence l'attire.
Un pardon politique  qui ne peut me nuire,
Dans mes chanes qu'il porte, un air de libert
A ramen vers moi sa faible volont.
Il faut couvrir de fleurs l'abme o je l'entrane,
Flater encor ce tigre  l'instant qu'on l'enchane,
Lui plaire en l'accablant, l'asservir, le charmer,
Et punir mes rivaux en me faisant aimer.

ANTOINE.

Il faudrait tre craint: c'est ainsi que l'on rgne.

CESAR.

Va, ce n'est qu'aux combats que je veux qu'on me craigne.

ANTOINE.

Le Peuple abusera de ta facilit.

CESAR.

Le Peuple a jusqu'ici consacr ma bont.
Voi ce Temple que Rome lve  ma clmence!

ANTOINE.

Crain qu'elle n'en lve un autre  la vengeance.
Crain des coeurs ulcrs, nourris de dsespoir,
Idoltres de Rome, & cruels par devoir.
Cassius allarm prvoit qu'en ce jour mme
Ma main doit sur ton front mettre le Diadme.
Dj mme  tes yeux on ose en murmurer.
Des plus imptueux tu devrais t'assurer.
A prvenir leurs coups daigne au moins te contraindre.

CESAR.

Je les aurais punis, si je les pouvais craindre.
Ne me conseille point de me faire har.
Je sai combattre, vaincre, & ne sai point punir.
Allons, & n'coutant ni soupon, ni vengeance,
Sur l'Univers soumis rgnons sans violence.


_Fin du premier Acte._





                     ACTE II.


                     SCENE I.

            BRUTUS, ANTOINE, DOLABELLA.


ANTOINE.

Ce superbe refus, cette animosit,
Marquent moins de vertu que de frocit.
Les bonts de Cesar, & surtout sa puissance,
Mritaient plus d'gards & plus de complaisance:
A lui parler du moins vous pourriez consentir.
Vous ne connaissez pas qui vous osez har:
Et vous en frmiriez, si vous pouviez apprendre...

BRUTUS.

Ah! je frmis dj; mais c'est de vous entendre.
Ennemi des Romains, que vous avez vendus,
Pensez-vous ou tromper, ou corrompre Brutus?
Allez ramper sans moi sous la main qui vous brave;
Je sai tous vos desseins, vous brlez d'tre esclave.
Vous voulez un Monarque! & vous tes Romain!

ANTOINE.

Je suis ami, Brutus, & porte un coeur humain.
Je ne recherche point une vertu plus rare:
Tu veux tre un Hros, mais tu n'est qu'un Barbare:
Et ton farouche orgueil, que rien ne peut flchir,
Embrassa la vertu, pour la faire har.


                     SCENE II

BRUTUS _seul_.

Quelle bassesse,  Ciel! & quelle ignominie!
Voil donc les soutiens de ma triste patrie!
Voil vos successeurs, Horace, Decius,
Et toi, vengeur des Loix, toi mon sang, toi Brutus!
Quels restes, justes Dieux! de la grandeur Romaine!
Chacun baise en tremblant la main qui nous enchane.
Cesar nous a ravi jusques  nos vertus,
Et je cherche ici Rome, & ne la trouve plus.
Vous que j'ai vu prir, vous immortels courages,
Hros, dont en pleurant j'apperois les images,
Famille de Pompe, & toi, divin Caton,
Toi dernier des Hros du sang de Scipion,
Vous ranimez en moi ces vives tincelles
Des vertus dont brillaient vos ames immortelles.
Vous vivez dans Brutus, vous mettez dans mon sein
Tout l'honneur qu'un Tyran ravit au nom Romain.
Que vois-je, grand Pompe, au pied de ta statu?
Quel billet, sous mon nom, se prsente  ma vu?
Lisons: (_Il prend le billet_.)
_Tu dors, Brutus, & Rome est dans les fers!_
Rome, mes yeux sur toi seront toujours ouverts;
Ne me reproche point des chanes que j'abhorre.
Mais quel autre billet  mes yeux s'offre encore?
_Non, tu n'es pas Brutus._ Ah! reproche cruel!
Cesar! tremble, Tyran, voil ton coup mortel.
_Non, tu n'es pas Brutus._ Je le suis, je veux l'tre.
Je prirai, Romains; ou vous serez sans Matre.
Je vois que Rome encor a des coeurs vertueux.
On demande un vengeur, on a sur moi les yeux:
On excite cette ame, & cette main trop lente:
On demande du Sang... Rome sera contente.


                   SCENE III.

BRUTUS, CASSIUS, CINNA, CASCA, DECIMUS, Suite.


CASSIUS.

Je t'embrasse, Brutus, pour la dernire fois.
Amis, il faut tomber sous les dbris des Loix.
De Cesar dsormais je n'attens plus de grace;
Il sait mes sentimens, il connat notre audace.
Notre ame incorruptible tonne ses desseins;
Il va perdre dans nous les derniers des Romains.
C'en est fait, mes amis, il n'est plus de patrie,
Plus d'honneur, plus de loix, Rome est anantie;
De l'Univers & d'elle il triomphe aujourdhui.
Nos imprudens ayeux n'ont vaincu que pour lui.
Ces dpouilles des Rois, ce Sceptre de la Terre,
Six cent ans de vertus, de travaux & de guerre:
Cesar jouit de tout, & dvore le fruit
Que six sicles de gloire  peine avaient produit.
Ah Brutus! es-tu n pour servir sous un Matre?
La libert n'est plus.

BRUTUS.

                       Elle est prte  renatre.

CASSIUS.

Que dis-tu? Mais quel bruit vient frapper mes esprits?

BRUTUS.

Laisse-l ce vil peuple, & ses indignes cris.

CASSIUS.

La libert, dis-tu?... Mais quoi... le bruit redouble.


                       SCENE IV.

           BRUTUS, CASSIUS, CIMBER, DECIMUS.


CASSIUS.

Ah! Cimber, est-ce toi? parle, quel est ce trouble?

DECIMUS.

Trame-t-on contre Rome un nouvel attentat?
Qu'a-t-on fait? qu'as-tu v?

CIMBER.

                           La honte de l'Etat.
Cesar tait au Temple, & cette fire idole
Semblait tre le Dieu qui tonne au Capitole.
C'est l qu'il annonait son superbe dessein,
D'aller joindre la Perse  l'Empire Romain.
On lui donnait les noms de foudre de la guerre,
De vengeur des Romains, de vainqueur de la Terre;
Mais parmi tant d'clat, son orgueil imprudent
Voulait un autre titre & n'tait pas content.
Enfin parmi ces cris, & ces chants d'allgresse,
Du peuple qui l'entoure Antoine fend la presse,
Il entre:  honte!  crime indigne d'un Romain!
Il entre, la Couronne, & le Sceptre  la main.
On se tait: on frmit: lui, sans que rien l'tonne,
Sur le front de Cesar attache la Couronne;
Et soudain devant lui se mettant  genoux,
Cesar, rgne, dit-il, sur la Terre & sur nous;
Des Romains  ces mots les visages plissent;
De leurs cris douloureux les votes retentissent.
J'ai vu des Citoyens s'enfuir avec horreur,
D'autres rougir de honte & pleurer de douleur.
Cesar, qui cependant lisait sur son visage
De l'indignation l'clatant tmoignage,
Feignant des sentimens long-tems tudis,
Jette & Sceptre & Couronne, & les foule  ses pieds.
Alors tout se croit libre, alors tout est en proie
Au fol enyvrement d'une indiscrte joie.
Antoine est allarm: Cesar feint, & rougit;
Plus il cle son trouble, & plus on l'applaudit.
La modration sert de voile  son crime:
Il affecte  regret un refus magnanime.
Mais malgr ses efforts, il frmissait tout bas,
Qu'on applaudit en lui les vertus qu'il n'a pas.
Enfin ne pouvant plus retenir sa colre,
Il sort du Capitole avec un front svre.
Il veut que dans une heure on s'assemble au Snat,
Dans une heure, Brutus, Cesar change l'Etat.
De ce Snat sacr la moiti corrompu,
Ayant achet Rome,  Cesar l'a vendu;
Plus lche que ce peuple,  qui dans son malheur,
Le nom de Roi du moins fait toujours quelque horreur.
Cesar, dj trop Roi, veut encor la Couronne:
Le peuple la rfuse, & le Snat la donne;
Que faut-il faire enfin, Hros qui m'coutez?

CASSIUS.

Mourir, finir des jours dans l'opprobre compts.
J'ai tran les liens de mon indigne vie,
Tant qu'un peu d'esprance a flat ma patrie.
Voici son dernier jour, & du moins Cassius
Ne doit plus respirer, lorsque l'Etat n'est plus.
Pleure qui voudra Rome, & lui reste fidelle;
Je ne peux la venger, mais j'expire avec elle.
Je vais o sont nos Dieux... Pompe & Scipion,
         (_En regardant leurs statues._)
Il est tems de vous suivre, & d'imiter Caton.

BRUTUS.

Non, n'imitons personne, & servons tous d'exemple:
C'est nous, braves amis, que l'Univers contemple;
C'est  nous de rpondre  l'admiration
Que Rome en expirant conserve  notre nom.
Si Caton m'avait cr, plus juste en sa furie,
Sur Cesar expirant il et perdu la vie;
Mais il tourna sur soi ses innocentes mains;
Sa mort fut inutile au bonheur des humains.
Faisant tout pour la gloire, il ne fit rien pour Rome,
Et c'est la seule faute o tomba ce grand homme.

CASSIUS.

Que veux-tu donc qu'on fasse en un tel dsespoir?

BRUTUS, _montrant le billet_.

Voil ce qu'on m'crit, voil notre devoir.

CASSIUS.

On m'en crit autant, j'ai reu ce reproche.

BRUTUS.

C'est trop le mriter.

CIMBER.

                      L'heure fatale approche.
Dans une heure un Tyran dtruit le nom Romain.

BRUTUS.

Dans une heure  Cesar il faut percer le sein.

CASSIUS.

Ah! je te reconnais  cette noble audace.

DECIMUS.

Ennemi des Tyrans, & digne de ta race,
Voil les sentimens que j'avais dans mon coeur.

CASSIUS.

Tu me rens  moi-mme, & je t'en dois l'honneur;
C'est-l ce qu'attendaient ma haine & ma colre
De la mle vertu qui fait ton caractre.
C'est Rome qui t'inspire en des desseins si grands:
Ton nom seul est l'arrt de la mort des Tyrans.
Lavons mon cher Brutus, l'opprobre de la Terre;
Vengeons ce Capitole, au dfaut du tonnerre.
Toi Cimber, toi Cinna, vous Romains indompts,
Avez-vous une autre ame & d'autres volonts?

CIMBER.

Nous pensons comme toi, nous mprisons la vie.
Nous dtestons Cesar, nous aimons la patrie;
Nous la vengerons tous; Brutus & Cassius
De quiconque est Romain raniment les vertus.

DECIMUS.

Ns Juges de l'Etat, ns les vengeurs du crime,
C'est souffrir trop long-tems la main qui nous opprime;
Et quand sur un Tyran nous suspendons nos coups,
Chaque instant qu'il respire est un crime pour nous.

CIMBER.

Admettrons-nous quelqu'autre  ces honneurs suprmes?

BRUTUS.

Pour venger la patrie il suffit de nous-mmes.
Dolabella, Lpide, Emile, Bibulus,
Ou tremblent sous Cesar, ou bien lui sont vendus;
Ciceron qui d'un tratre a puni l'insolence,
Ne sert la libert que par son loquence,
Hardi dans le Snat, faible dans le danger,
Fait pour haranguer Rome, & non pour la venger.
Laissons  l'Orateur, qui charme sa patrie,
Le soin de nous louer, quand nous l'aurons servie.
Non, ce n'est qu'avec vous que je veux partager
Cet immortel honneur, & ce pressant danger.
Dans une heure au Snat le Tyran doit se rendre:
L, je le punirai; l, je le veux surprendre;
L, je veux que ce fer, enfonc dans son sein,
Venge Caton, Pompe, & le peuple Romain.
C'est hazarder beaucoup. Ses ardens satellites
Partout du Capitole occupent les limites;
Ce peuple mou, volage, & facile  flchir,
Ne sait s'il doit encor l'aimer ou le har.
Notre mort, mes amis, parat invitable.
Mais qu'une telle mort est noble & dsirable!
Qu'il est beau de prir dans des desseins si grands,
De voir couler son sang dans le sang des Tyrans!
Qu'avec plaisir alors on voit sa dernire heure!
Mourons, braves amis, pourv que Cesar meure,
Et que la libert, qu'oppriment ses forfaits,
Renaisse de sa cendre, & revive  jamais.

CASSIUS.

Ne balanons donc plus, courons au Capitole:
C'est-l qu'il nous opprime, & qu'il faut qu'on l'immole.
Ne craignons rien du peuple il semble encor douter;
Mais si l'idole tombe, il va la dtester.

BRUTUS.

Jurez donc avec moi, jurez sur cette pe,
Par le sang de Caton, par celui de Pompe,
Par les manes sacrs de tous ces vrais Romains,
Qui dans les champs d'Afrique ont fini leurs destins,
Jurez par tous les Dieux, vengeurs de la patrie,
Que Cesar sous vos coups va terminer sa vie.

CASSIUS.

Faisons plus, mes amis, jurons d'exterminer
Quiconque ainsi que lui prtendra gouverner:
Fussent nos propres fils, nos frres, ou nos pres:
S'ils sont Tyrans, Brutus, ils sont nos adversaires.
Un vrai Rpublicain, n'a pour pre & pour fils
Que la vertu, les Dieux, les Loix & son pays.

BRUTUS.

Oui, j'unis pour jamais mon sang avec le vtre.
Tous ds ce moment mme adopts l'un par l'autre,
Le salut de l'Etat nous a rendu parens.
Sclons notre union du sang de nos Tyrans.
_Il s'avance vers la statu de Pompe._
Nous le jurons par vous, Hros, dont les images
A ce pressant devoir excitent nos courages;
Nous promettons, Pompe,  tes sacrs genoux,
De faire tout pour Rome, & jamais rien pour nous;
D'tre unis pour l'Etat, qui dans nous se rassemble,
De vivre, de combattre, & de mourir ensemble.
Allons, prparons-nous: c'est trop nous arrter.


                     SCENE V.

                  CESAR, BRUTUS.


CESAR.

Demeure. C'est ici que tu dois m'couter;
O vas-tu, malheureux?

BRUTUS.

                       Loin de la Tyrannie.

CESAR.

Licteurs, qu'on le retienne.

BRUTUS.

                            Achve, & pren ma vie.

CESAR.

Brutus, si ma colre en voulait  tes jours,
Je n'aurais qu' parler, j'aurais finis leurs cours.
Tu l'as trop mrit. Ta fire ingratitude
Se fait de m'offenser une farouche tude.
Je te retrouve encor avec ceux des Romains,
Dont j'ai plus souponn les perfides desseins;
Avec ceux qui tantt ont os me dplaire,
Ont blam ma conduite, ont brav ma colre.

BRUTUS.

Ils parlaient en Romains, Cesar; & leurs avis,
Si les Dieux t'inspiraient, seraient encor suivis.

CESAR.

Je souffre ton audace, & consens  t'entendre:
De mon rang avec toi je me plais  descendre.
Que me reproches-tu?

BRUTUS.

                      Le monde ravag,
Le sang des Nations, ton pays saccag:
Ton pouvoir, tes vertus, qui font tes injustices,
Qui de tes attentats sont en toi les complices;
Ta funeste bont, qui fait aimer tes fers,
Et qui n'est qu'un appas pour tromper l'Univers.

CESAR.

Ah! c'est ce qu'il fallait reprocher  Pompe.
Par sa feinte vertu la tienne fut trompe.
Ce Citoyen superbe,  Rome plus fatal,
N'a pas mme voulu Cesar pour son gal.
Crois-tu, s'il m'et vaincu, que cette ame hautaine,
Et laiss respirer la libert Romaine;
Sous un joug despotique il t'aurait accabl.
Qu'et fait Brutus alors?

BRUTUS.

                          Brutus l'et immol.

CESAR.

Voil donc ce qu'enfin ton grand coeur me destine?
Tu ne t'en dfens point. Tu vis pour ma ruine,
Brutus!

BRUTUS.

         Si tu le crois, prvien donc ma fureur.
Qui peut te retenir?

CESAR. _Il lui prsente la lettre de Servilie._

                      La nature, & mon coeur.
Lis, ingrat, lis, connais le sang que tu m'opposes,
Voi qui tu peux har, & poursui si tu l'oses.

BRUTUS.

O suis-je? Qu'ai-je l? me trompez-vous, mes yeux?

CESAR.

Eh bien! Brutus, mon fils!

BRUTUS.

                         Lui, mon pre! grands Dieux!

CESAR.

Oui, je le suis, ingrat: Quel silence farouche!
Que dis-je? Quels sanglots chappent de ta bouche?
Mon fils... Quoi, je te tiens muet entre mes bras!
La Nature t'tonne & ne t'attendrit pas!

BRUTUS.

O sort pouvantable, & qui me dsespre!
O sermens!  patrie!  Rome toujours chre!
Cesar!... Ah, malheureux; j'ai trop long-tems vcu.

CESAR.

Parle. Quoi d'un remords ton coeur est combattu!
Ne me dguise rien. Tu gardes le silence?
Tu crains d'tre mon fils, ce nom sacr t'offense?
Tu crains de me chrir, de partager mon rang;
C'est un malheur pour toi d'tre n de mon sang!
Ah! ce sceptre du monde, & ce pouvoir suprme,
Ce Cesar, que tu hais, les voulait pour toi-mme.
Je voulais partager, avec Octave & toi,
Le prix de cent combats, & le titre de Roi.

BRUTUS.

Ah! Dieux!

CESAR.

            Tu veux parler, & te retiens  peine?
Ces transports sont-ils donc de tendresse ou de haine?
Quel est donc le secret qui semble t'accabler?

BRUTUS.

Cesar....

CESAR.

       Eh bien, mon fils?

BRUTUS.

                       Je ne puis lui parler.

CESAR.

Tu n'oses me nommer du tendre nom de pre?

BRUTUS.

Si tu l'es, je te fais une unique prire.

CESAR.

Parle. En te l'accordant, je croirai tout gagner.

BRUTUS.

Fai-moi mourir sur l'heure, ou cesse de regner.

CESAR.

Ah! barbare ennemi, tigre que je caresse!
Ah! coeur dnatur qu'endurcit ma tendresse!
Va, tu n'es plus mon fils. Va, cruel Citoyen,
Mon coeur dsespr prend l'exemple du tien;
Ce coeur,  qui tu fais cette effroyable injure,
Saura bien comme toi vaincre enfin la Nature.
Va, Cesar n'est pas fait pour te prier envain;
J'apprendrai de Brutus  cesser d'tre humain.
Je ne te connais plus. Libre dans ma puissance,
Je n'couterai plus une injuste clmence.
Tranquille,  mon courroux je vai m'abandonner;
Mon coeur trop indulgent est las de pardonner.
J'imiterai Sylla, mais dans ses violences;
Vous tremblerez, ingrats, au bruit de mes vengeances.
Va, cruel, va trouver tes indignes amis.
Tous m'ont os dplaire, ils seront tous punis.
On sait ce que je puis, on verra ce que j'ose:
Je deviendrai barbare, & toi seul en es cause.

BRUTUS.

Ah! ne le quittons point dans ses cruels desseins,
Et sauvons, s'il se peut, Cesar & les Romains.


_Fin du second Acte._





                      ACTE III.


                      SCENE I.

CASSIUS, CIMBER, DECIME, CINNA, CASCA, les Conjurs.


CASSIUS.

Enfin donc l'heure approche, o Rome va renatre.
La Matresse du monde est aujourdhui sans Matre.
L'honneur en est  vous, Cimber, Casca, Probus,
Dcime. Encore une heure, & le Tyran n'est plus.
Ce que n'ont p Caton, & Pompe, & l'Asie,
Nous seuls l'excutons, nous vengeons la patrie;
Et je veux qu'en ce jour on dise  l'Univers,
_Mortels, respectez Rome, elle n'est plus aux fers_.

CIMBER.

Tu vois tous nos amis, ils sont prts  te suivre,
A frapper,  mourir,  vivre s'il faut vivre,
A servir le Snat dans l'un ou l'autre sort,
En donnant  Cesar, ou recevant la mort.

DECIME.

Mais d'o vient que Brutus ne parat point encore,
Lui, ce fier ennemi du Tyran qu'il abhorre?
Lui qui prit nos sermens, qui nous rassembla tous,
Lui qui doit sur Cesar porter les premiers coups?
Le gendre de Caton tarde bien  paratre.
Serait-il arrt? Cesar peut-il connatre?...
Mais le voici. Grands Dieux! qu'il parat abattu!


                      SCENE II

CASSIUS, BRUTUS, CIMBER, CASCA, DECIME, les Conjurs.


CASSIUS.

Brutus quelle infortune accable ta vertu?
Le Tyran sait-il tout? Rome est-elle trahie?

BRUTUS.

Non, Cesar ne sait point qu'on va trancher sa vie.
Il se confie  vous.

DECIME.

                    Qui peut donc te troubler?

BRUTUS.

Un malheur, un secret, qui vous fera trembler.

CASSIUS.

De nous ou du Tyran c'est la mort qui s'apprte.
Nous pouvons tous prir; mais trembler, nous!

BRUTUS.

Arrte;
Je vai t'pouvanter par ce secret affreux.
Je dois sa mort  Rome,  vous,  nos neveux,
Au bonheur des mortels; & j'avais choisi l'heure,
Le lieu, le bras, l'instant, o Rome veut qu'il meure:
L'honneur du premier coup  mes mains est remis;
Tout est prt. Apprenez que Brutus est son fils.

CIMBER.

Toi, son fils!

CASSIUS.

               De Cesar!

DECIME.

                       O Rome!

BRUTUS.

                             Servilie
Par un hymen secret  Cesar fut unie;
Je suis de cet hymen le fruit infortun.

CIMBER.

Brutus, fils d'un Tyran!

CASSIUS.

                     Non, tu n'en es pas n;
Ton coeur est trop Romain.

BRUTUS.

                        Ma honte est vritable.
Vous, amis, qui voyez le destin qui m'accable,
Soyez par mes sermens les matres de mon sort.
Est-il quelqu'un de vous d'un esprit assez fort,
Assez Stoque, assez au dessus du vulgaire,
Pour oser dcider ce que Brutus doit faire?
Je m'en remets  vous. Quoi! vous baissez les yeux!
Toi, Cassius, aussi, tu te tais avec eux!
Aucun ne me soutient au bord de cet abme!
Aucun ne m'encourage, ou ne m'arrache au crime!
Tu frmis, Cassius! & prompt  t'tonner...

CASSIUS.

Je frmis du conseil que je vais te donner.

BRUTUS.

Parle.

CASSIUS.

       Si tu n'tais qu'un Citoyen vulgaire,
Je te dirais, Va, sers, sois Tyran sous ton pre;
Ecrase cet Etat que tu dois soutenir;
Rome aura dsormais deux tratres  punir:
Mais je parle  Brutus,  ce puissant gnie,
A ce Hros arm contre la tyrannie,
Dont le coeur inflexible, au bien dtermin,
Epura tout le sang que Cesar t'a donn.
Ecoute, tu connais avec quelle furie
Jadis Catilina menaa sa patrie?

BRUTUS.

Oui.

CASSIUS.

     Si le mme jour, que ce grand criminel
Dut  la libert porter le coup mortel;
Si lorsque le Snat eut condamn ce tratre,
Catilina pour fils t'et voulu reconnatre,
Entre ce monstre & nous forc de dcider,
Parle, qu'aurais-tu fait?

BRUTUS.

                           Peux-tu le demander?
Penses-tu qu'un instant ma vertu dmentie,
Et mis dans la balance un homme & la patrie?

CASSIUS.

Brutus, par ce seul mot ton devoir est dict.
C'est l'arrt du Snat, Rome est en sret.
Mais di, sens tu ce trouble, & ce secret murmure,
Qu'un prjug vulgaire impute  la Nature;
Un seul mot de Cesar a-t-il teint dans toi
L'amour de ton pays, ton devoir & ta foi?
En disant ce secret, ou faux ou vritable,
Et t'avouant pour fils, en est-il moins coupable?
En es-tu moins Brutus? En es-tu moins Romain?
Nous dois-tu moins ta vie, & ton coeur, & ta main?
Toi, son fils! Rome enfin n'est elle plus ta mre?
Chacun des Conjurs n'est-il donc plus ton frere?
N dans nos murs sacrs, nourri par Scipion,
Elve de Pompe, adopt par Caton,
Ami de Cassius, que veux-tu davantage?
Ces titres sont sacrs, tout autre les outrage.
Qu'importe qu'un Tyran, vil esclave d'amour,
Ait sduit Servilie, & t'ait donn le jour?
Laisse-l les erreurs, & l'hymen de ta mre;
Caton forma tes moeurs, Caton seul est ton pre:
Tu lui dois ta vertu, ton me est toute  lui:
Brise l'indigne noeud que l'on t'offre aujourd'hui:
Qu' nos sermens communs ta fermet rponde,
Et tu n'as de parens que les vengeurs du monde.

BRUTUS.

Et vous, braves amis, parlez, que pensez-vous?

CIMBER.

Jugez de nous par lui, jugez de lui par nous.
D'un autre sentiment si nous tions capables,
Rome n'auroit point eu des enfans plus coupables.
Mais  d'autres qu' toi pourquoi t'en rapporter?
C'est ton coeur, c'est Brutus, qu'il te faut consulter.

BRUTUS.

Eh bien,  vos regards mon ame est dvoile?
Lisez-y les horreurs dont elle est accable.
Je ne vous cle rien, ce coeur s'est branl,
De mes stoques yeux des larmes ont coul.
Aprs l'affreux serment, que vous m'avez v faire,
Prt  servir l'Etat, mais  tuer mon pre,
Pleurant d'tre son fils, honteux de ses bienfaits,
Admirant ses vertus, condamnant ses forfaits,
Voyant en lui mon pre, un coupable, un grand homme,
Entrain par Cesar, & retenu par Rome,
D'horreur & de piti mes esprits dchirs,
Ont souhait la mort que vous lui prparez.
Je vous dirai bien plus, sachez que je l'estime.
Son grand coeur me sduit, au sein mme du crime;
Et si sur les Romains quelqu'un pouvait rgner,
Il est le seul Tyran que l'on dt pargner.
Ne vous allarmez point; ce nom que je dteste,
Ce nom seul de Tyran l'emporte sur le reste,
Le Snat, Rome, & vous, vous avez tous ma foi:
Le bien du Monde entier me parle contre un Roi.
J'embrasse avec horreur une vertu cruelle;
J'en frissonne  vos yeux; mais je vous suis fidelle.
Cesar me va parler que ne puis-je aujourd'hui
L'attendrir, le changer, sauver l'Etat & lui!
Veuillent les Immortels, s'expliquant par ma bouche,
Prter  mon organe un pouvoir qui le touche!
Mais si je n'obtiens rien de cet ambitieux,
Levez le bras, frappez, je dtourne les yeux.
Je ne trahirai point mon pays pour mon pre:
Que l'on approuve, ou non, ma fermet svre,
Qu' l'Univers surpris cette grande action
Soit un objet d'horreur ou admiration:
Mon esprit peu jaloux de vivre en la mmoire,
Ne considre point le reproche ou la gloire;
Toujours indpendant, & toujours Citoyen.
Mon devoir me suffit, tout le reste n'est rien.
Allez, ne songez plus qu' sortir d'esclavage.

CASSIUS.

Du salut de l'Etat ta parole est le gage.
Nous comptons tous sur toi, Comme si dans ces lieux
Nous entendions Caton, Rome mme & nos Dieux.


                      SCENE III.


BRUTUS _seul_.

Voici donc le moment, o Cesar va m'entendre;
Voici ce Capitole, o la mort va l'attendre.
Epargnez-moi, grands Dieux, l'horreur de le har.
Dieux, arrtez ces bras levs pour le punir!
Rendez, s'il se peut, Rome  son grand coeur plus chre,
Et faites qu'il soit juste, afin qu'il soit mon pre.
Le voici. Je demeure immobile, perdu.
O Mnes de Caton, soutenez ma vertu.


                       SCENE IV.

                     CESAR, BRUTUS.


CESAR.

Eh bien, que veux-tu? Parle. As tu le coeur d'un homme?
Es-tu fils de Cesar?

BRUTUS.

                    Oui, si tu l'es de Rome.

CESAR.

Rpublicain farouche, o vas-tu t'emporter?
N'as-tu voulu me voir que pour mieux m'insulter?
Quoi! tandis que sur toi mes faveurs se rpandent,
Que du monde soumis les hommages t'attendent,
L'Empire, mes bonts, rien ne flchit ton coeur?
De quel oeil vois-tu donc le Sceptre?

BRUTUS.

                                       Avec horreur.

CESAR.

Je plains tes prjugs, je les excuse mme.
Mais peux-tu me har?

BRUTUS.

                      Non, Cesar, & je t'aime.
Mon coeur par tes exploits fut pour toi prvenu,
Avant que pour ton sang tu m'eusses reconnu.
Je me suis plaint aux Dieux de voir qu'un si grand homme
Ft  la fois la gloire & le flau de Rome.
Je dteste Cesar avec le nom de Roi:
Mais Cesar Citoyen serait un Dieu pour moi?
Je lui sacrifirais ma fortune & ma vie.

CESAR.

Que peux-tu donc har en moi?

BRUTUS.

                               La Tyrannie.
Daigne couter les voeux, les larmes, les avis
De tous les vrais Romains, du Snat, de ton fils.
Veux-tu vivre en effet le premier de la Terre,
Jour d'un droit plus saint que celui de la guerre,
Etre encor plus que Roi, plus mme que Cesar?

CESAR.

Eh bien?

BRUTUS.

          Tu vois la Terre enchaine  ton char:
Romps nos fers, sois Romain, renonce au Diadme.

CESAR.

Ah! que proposes-tu?

BRUTUS.

                    Ce qu'a fait Sylla mme
Longtems dans notre sang Sylla s'tait noy;
Il rendit Rome libre, & tout fut oubli.
Cet assassin illustre, entour de victimes,
En descendant du Throne effaa tous ses crimes.
Tu n'eus point ses fureurs, ose avoir ses vertus.
Ton coeur sut pardonner; Cesar, fais encor plus.
Que servent dsormais les graces que tu donnes?
C'est  Rome,  l'Etat qu'il faut que tu pardonnes:
Alors plus qu' ton rang nos coeurs te sont soumis?
Alors tu sais rgner, alors je suis ton fils.
Quoi! je te parle en vain?

CESAR.

                           Rome demande un Matre;
Un jour  tes dpens tu l'apprendras peut-tre.
Tu vois nos Citoyens plus puissans que des Rois.
Nos moeurs changent, Brutus;  il faut changer nos Loix.
La libert n'est plus que le droit de se nuire:
Rome, qui dtruit tout, semble enfin se dtruire.
Ce Colosse effrayant, dont le monde est foul,
En pressant l'Univers, est lui-mme branl.
Il penche vers sa chute, & contre la tempte
Il demande mon bras pour soutenir sa tte.
Enfin depuis Sylla, nos antiques vertus,
Les Loix, Rome, l'Etat, sont des noms superflus.
Dans nos tems corrompus, pleins de guerres civiles,
Tu parles comme au tems des Dces, des Emiles.
Caton t'a trop sduit, mon cher fils, je prvoi
Que ta triste vertu perdra l'Etat & toi.
Fai cder, si tu peux, ta raison dtrompe
Au vainqueur de Caton, au vainqueur de Pompe,
A ton pre qui t'aime, & qui plaint ton erreur.
Sois mon fils en effet, Brutus, ren-moi ton coeur;
Pren d'autres sentimens, ma bont t'en conjure;
Ne force point ton ame  vancre la nature.
Tu ne me rpons rien: tu dtournes les yeux?

BRUTUS.

Je ne me connais plus. Tonnez sur moi grands Dieux!
Cesar...

CESAR.

          Quoi! tu t'meus? ton ame est amollie?
Ah! mon fils...

BRUTUS.

              Sais-tu bien qu'il y va de ta vie?
Sais-tu que le Snat n'a point de vrai Romain,
Qui n'aspire en secret  te percer le sein?
         (_Il se jette  ses genoux._)
Que le salut de Rome, & que le tien te touche.
Ton gnie allarm te parle par ma bouche:
Il me pousse, il me presse, il me jette  tes pieds.
Cesar, au nom des Dieux dans ton coeur oublis,
Au nom de tes vertus, de Rome, & de toi-mme,
Dirai-je au nom d'un fils qui frmit & qui t'aime,
Qui te prfre au monde, & Rome seule  toi,
Ne me rebutes pas.

CESAR.

                     Malheureux, laisse-moi.
Que me veux-tu?

BRUTUS.

               Croi-moi, ne sois point insensible.

CESAR.

L'Univers peut changer; mon ame est inflexible.

BRUTUS.

Voil donc ta rponse?

CESAR.

                       Oui, tout est rsolu.
Rome doit obr, quand Cesar a voulu.

BRUTUS _d'un air constern_.

Adieu, Cesar.

CESAR.

             Eh, quoi! d'o  viennent tes allarmes;
Demeure encor, mon fils. Quoi, tu verses des larmes?
Quoi! Brutus peut pleurer! Est-ce d'avoir un Roi?
Pleures-tu les Romains?

BRUTUS.

                        Je ne pleure que toi.
Adieu, te dis-je.

CESAR.

                  O Rome!  rigueur hroque;
Que ne puis-je  ce point aimer ma Rpublique!


                        SCENE V.

               CESAR, DOLABELLA, Romains.


DOLABELLA.

Le Snat par ton ordre au Temple est arriv:
On n'attend plus que toi, le Throne est lev.
Tous ceux qui t'ont vendu leur vie & leurs suffrages,
Vont prodiguer l'encens au pied de tes images.
J'amne devant toi la foule des Romains;
Le Snat va fixer leurs esprits incertains..
Mais si Cesar croyait un vieux soldat qui l'aime
Nos prsages affreux, nos Devins, nos Dieux mme,
Cesar diffrerait ce grand vnement.

CESAR.

Quoi! lorsqu'il faut rgner, diffrer d'un moment!
Qui pourrait m'arrter, moi?

DOLABELLA.

                              Toute la Nature
Conspire  t'avertir, par un sinistre augure.
Le Ciel qui fait les Rois redoute ton trpas.

CESAR.

Va, Cesar n'est qu'un homme, & je ne pense pas,
Que le Ciel de mon sort  ce point s'inquite,
Qu'il anime pour moi la Nature muette,
Et que les lmens paraissent confondus,
Pour qu'un mortel ici respire un jour de plus.
Les Dieux du haut du Ciel ont compt nos annes;
Suivons sans reculer nos hautes destines.
Cesar n'a rien  craindre.

DOLABELLA.

                           Il a des ennemis,
Qui sous un joug nouveau sont  peine asservis.
Qui sait s'ils n'auroient point conspir leur vengeance?

CESAR.

Ils n'oseraient.

DOLABELLA.

                Ton coeur a trop de confiance.

CESAR.

Tant de prcautions contre mon jour fatal
Me rendraient mprisable, & me dfendraient mal.

DOLABELLA.

Pour le salut de Rome il faut que Cesar vive;
Dans le Snat au moins permets que je te suive.

CESAR.

Non, pourquoi changer l'ordre entr nous concert?
N'avanons point, ami, le moment arrt;
Qui change les desseins dcouvre sa faiblesse.

DOLABELLA.

Je te quitte  regret. Je crains, je le confesse.
Ce nouveau mouvement dans mon coeur est trop fort.

CESAR.

Va, j'aime mieux mourir que de craindre la mort.
Allons.


                      SCENE VI.

                 DOLABELLA, Romains.


DOLABELLA.

         Chers Citoyens, quel Hros, quel courage,
De la Terre & de vous mritait mieux l'hommage?
Joignez vos voeux aux miens, Peuples, qui l'admirez,
Confirmez les honneurs qui lui sont prpars.
Vivez pour le servir, mourez pour le dfendre...
Quelles clameurs!  Ciel! quels cris se font entendre!

LES CONJURS _derrire le Thtre._

Meurs, expire, Tyran. Courage, Cassius.

DOLABELLA.

Ah! courons le sauver.


                       SCENE VII.

CASSIUS _un poignard  la main_, DOLABELLA, Romains.


CASSIUS.

                      C'en est fait, il n'est plus.

DOLABELLA.

Peuples, secondez-moi, frappons, perons ce tratre.

CASSIUS.

Peuples, imitez-moi, vous n'avez plus de Matre,
Nations de Hros, vainqueurs de l'Univers,
Vive la libert; ma main brise vos fers.

DOLABELLA.

Vous trahissez, Romains, le sang de ce Grand-homme?

CASSIUS.

J'ai tu mon ami, pour le salut de Rome.
Il vous asservit tous, son sang est rpandu.
Est-il quelqu'un de vous de si peu de vertu,
D'un esprit si rampant, d'un si faible courage,
Qu'il puisse regretter Cesar & l'esclavage?
Quel est ce vil Romain, qui veut avoir un Roi?
S'il en est un, qu'il parle, & qu'il se plaigne  moi.
Mais vous m'applaudissez, vous aimiez tous la gloire.

ROMAINS.

Cesar fut un Tyran, prisse sa mmoire.

CASSIUS.

Matres du monde entier, de Rome heureux enfans,
Conservez  jamais ces nobles sentimens.
Je sai que devant vous Antoine va paratre;
Amis, souvenez-vous que Cesar fut son Matre;
Qu'il a servi sous lui, ds ses plus jeunes ans,
Dans l'cole du crime & dans l'art des Tyrans,
Il vient justifier son Matre & son Empire;
Il vous mprise assez pour penser vous sduire.
Sans doute il peut ici faire entendre sa voix:
Telle est la loi de Rome; & j'obis aux Loix.
Le Peuple est dsormais leur organe suprme,
Le juge de Cesar, d'Antoine, de moi-mme.
Vous rentrez dans vos droits indignement perdus;
Cesar vous les ravit, je vous les ai rendus:
Je les veux affermir. Je rentre au Capitole;
Brutus est au Snat, il m'attend, & j'y vole.
Je vais avec Brutus, en ces murs dsols,
Rappeller la justice, & nos Dieux exils;
Etouffer des mchans les fureurs intestines,
Et de la libert rparer les runes.
Vous, Romains, seulement consentez-d'tre heureux,
Ne vous trahissez pas; c'est tout ce que je veux;
Redoutez tout d'Antoine, & surtout l'artifice.

ROMAINS.

S'il vous ose accuser, que lui-mme il prisse.

CASSIUS.

Souvenez-vous, Romains, de ces sermens sacrs.

ROMAINS.

Aux vengeurs de l'Etat nos coeurs sont assurs.


                      SCENE VIII

              ANTOINE, ROMAINS, DOLABELLA.


UN ROMAIN.

Mais Antoine parat.

AUTRE ROMAIN.

                      Qu'osera-t'il nous dire?

UN ROMAIN.

Ses yeux versent des pleurs, il se trouble, il soupire.

UN AUTRE.

Il aimait trop Cesar.

ANTOINE. _Montant  la Tribune aux harangues._

                     Oui, je l'aimais, Romains;
Oui, j'aurais de mes jours prolong ses destins.
Hlas! vous avez tous pens comme moi-mme;
Et lorsque de son front tant le Diadme,
Ce Hros  vos loix s'immolait aujourdhui,
Qui de vous en effet n'et expir pour lui?
Hlas! je ne viens point clbrer sa mmoire;
La voix du monde entier parle assez de sa gloire;
Mais de mon dsespoir ayez quelque piti,
Et pardonnez du moins ds pleurs  l'amiti.

UN ROMAIN.

Il les fallait verser quand Rome avait un Matre,
Cesar fut un Hros; mais Cesar fut un tratre.

AUTRE ROMAIN.

Puisqu'il tait Tyran, il n'et point de vertus,
Et nous approuvons tous Cassius & Brutus.

ANTOINE.

Contre ses meurtriers, je n'ai, rien  vous dire;
C'est  servir l'Etat que leur grand coeur aspire.
De votre Dictateur, ils ont perc le flanc;
Combls de ses bienfaits, ils sont teints de son sang.
Pour forcer des Romains  ce coup dtestable,
Sans doute il fallait bien que Cesar ft coupable;
Je le crois. Mais enfin Cesar a-t'il jamais
De son pouvoir sur vous appesanti le faix?
A-t'il gard pour lui le fruit de ses conqutes?
Des dpouilles du Monde il couronnait vos ttes.
Tout l'or des Nations, qui tombaient sous ses coups
Tout le prix de son sang fut prodigu pour vous.
De son char de triomphe il voyait vos allarmes:
Cesar en descendait pour essuyer vos larmes.
Du monde qu'il soumit vous triomphez en paix,
Puissans par son courage, heureux par ses bienfaits,
Il payait le service, il pardonnait l'outrage.
Vous le savez, grands Dieux! vous dont il fut l'image;
Vous, Dieux, qui lui laissiez le Monde  gouverner,
Vous savez si son coeur aimoit  pardonner.

ROMAINS.

Il est vrai que Cesar fit aimer sa clmence.

ANTOINE.

Hlas! si sa grande ame et connu la vengeance,
Il vivrait, & sa vie et rempli nos souhaits.
Sur tous ses meurtriers il versa ses bienfaits.
Deux fois  Cassius il conserva la vie.
Brutus... o suis-je?  Ciel!  crime!  barbarie!
Chers amis, je succombe, & mes sens interdits...
Brutus son assassin!... ce monstre tait son fils.

ROMAINS

Ah Dieux!

ANTOINE.

           Je vois frmir vos gnreux courages;
Amis, je vois les pleurs qui mouillent vos visages.
Oui, Brutus est son fils, mais vous qui m'coutez,
Vous tiez ses enfans dans son coeur adopts.
Hlas! si vous saviez sa volont dernire!

ROMAINS.

Quelle est-elle? parlez.

ANTOINE.

                        Rome est son hritire.
Ses trsors sont vos biens; vous en allez jouir;
Au-del du tombeau Cesar veut vous servir.
C'est vous seuls qu'il aimait, c'est pour vous qu'en Asie
Il allait prodiguer sa fortune, sa vie.
O Romains, disait-it, peuple Roi que je sers,
Commandez  Cesar, Cesar  l'Univers.
Brutus ou Cassius et-il fait davantage?

ROMAINS.

Ah! nous les dtestons. Ce doute nous outrage.

UN ROMAIN.

Cesar fut en effet le pre de L'Etat.

ANTOINE.

Votre pre n'est plus; un lche assassinat
Vient de trancher ici les jours de ce Grand-Homme,
L'honneur de la Nature & la gloire de Rome.
Romains, priverez-vous des honneurs du bucher
Ce pre, cet ami, qui vous tait si cher?
On l'apporte  vos yeux.

(_Le fond du Thtre s'ouvre; des Licteurs apportent le corps
de Cesar, couvert d'une robe sanglante, Antoine descend de la
Tribune, & se jette  genoux auprs du corps._)

ROMAINS.

                         O spectacle funeste!

ANTOINE.

Du plus grand des Romains voil ce qui vous reste;
Voil ce Dieu vengeur, idoltr par vous,
Que ses assassins mme adoraient  genoux;
Qui toujours votre appui, dans la paix, dans la guerre,
Une heure auparavant faisait trembler la Terre,
Qui devait enchaner Babylone  son char;
Amis, en cet tat connaissez-vous Cesar?
Vous les voyez, Romains, vous touchez ces blessures,
Ce sang qu'ont sous vos yeux vers des mains parjures.
L, Cimber l'a frapp; l, sur le grand Cesar
Cassius & Dcime enfonaient leur poignard.
L, Brutus perdu, Brutus l'me gare,
A fouill dans ses flancs sa main dnature.
Cesar le regardant d'un oeil tranquille & doux,
Lui pardonnait encor en tombant sous ses coups.
Il l'appellait son fils, & ce nom cher & tendre
Est le seul qu'en mourant Cesar ait fait entendre;
O mon fils! disait-il.

UN ROMAIN.

                       O monstre, que les Dieux
Devaient exterminer avant ce coup affreux!

AUTRES ROMAINS, _en regardant le corps dont ils sont proche._

Dieux! son sang coule encor.

ANTOINE.

                            Il demande vengeance,
Il l'attend de vos mains & de votre vaillance.
Entendez-vous sa voix? rveillez-vous, Romains;
Marchez, suivez-moi tous contre ses assassins;
Ce sont-l les honneurs qu' Cesar on doit rendre.
Des brandons du bucher qui va le mettre en cendre,
Embrasons les Palais de ces fiers Conjurs:
Enfonons dans leur sein nos bras dsesprs.
Venez, dignes amis; venez, vengeurs des crimes,
Au Dieu de la patrie immoler ces victimes.

ROMAINS.

Oui, nous les punirons; oui, nous suivrons vos pas
Nous jurons par son sang de venger son trpas.
Courons.

ANTOINE _ Dolabella._

          Ne laissons pas leur fureur inutile;
Prcipitons ce peuple inconstant & facile;
Entranons-le  la guerre, & sans rien mnager,
Succdons  Cesar, en courant le venger.


_Fin du troisime & dernier acte._





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Section  2.  Information about the Mission of Project Gutenberg-tm

Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
electronic works in formats readable by the widest variety of computers
including obsolete, old, middle-aged and new computers.  It exists
because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
people in all walks of life.

Volunteers and financial support to provide volunteers with the
assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's
goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
remain freely available for generations to come.  In 2001, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
and the Foundation web page at https://www.pglaf.org.


Section 3.  Information about the Project Gutenberg Literary Archive
Foundation

The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
Revenue Service.  The Foundation's EIN or federal tax identification
number is 64-6221541.  Its 501(c)(3) letter is posted at
https://pglaf.org/fundraising.  Contributions to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
permitted by U.S. federal laws and your state's laws.

The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
throughout numerous locations.  Its business office is located at
809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
business@pglaf.org.  Email contact links and up to date contact
information can be found at the Foundation's web site and official
page at https://pglaf.org

For additional contact information:
     Dr. Gregory B. Newby
     Chief Executive and Director
     gbnewby@pglaf.org


Section 4.  Information about Donations to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation

Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
spread public support and donations to carry out its mission of
increasing the number of public domain and licensed works that can be
freely distributed in machine readable form accessible by the widest
array of equipment including outdated equipment.  Many small donations
($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
status with the IRS.

The Foundation is committed to complying with the laws regulating
charities and charitable donations in all 50 states of the United
States.  Compliance requirements are not uniform and it takes a
considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
with these requirements.  We do not solicit donations in locations
where we have not received written confirmation of compliance.  To
SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
particular state visit https://pglaf.org

While we cannot and do not solicit contributions from states where we
have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
against accepting unsolicited donations from donors in such states who
approach us with offers to donate.

International donations are gratefully accepted, but we cannot make
any statements concerning tax treatment of donations received from
outside the United States.  U.S. laws alone swamp our small staff.

Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
methods and addresses.  Donations are accepted in a number of other
ways including including checks, online payments and credit card
donations.  To donate, please visit: https://pglaf.org/donate


Section 5.  General Information About Project Gutenberg-tm electronic
works.

Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
concept of a library of electronic works that could be freely shared
with anyone.  For thirty years, he produced and distributed Project
Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.


Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
unless a copyright notice is included.  Thus, we do not necessarily
keep eBooks in compliance with any particular paper edition.


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